Aiuto Psicologico alle famiglie dei malati di Alzheimer

Alzheimer

Purtroppo è successo, nessuno di noi, vorrebbe sentirsi comunicare una notizia del genere, che un membro della nostra famiglia è affetto da ALZHEIMER, passato il primo momento di smarrimento, la domanda che ci facciamo è: "e adesso?", perché questa malattia non affligge soltanto il malato, ma si ripercuote emotivamente in maniera pesante su tutti i componenti che l'assistono, che sia il coniuge, i figli o altri parenti.

L'assistenza a un malato di Alzheimer o a una sua qualsiasi variante, è un compito estremamente difficile e gravoso, la pianificazione dell'impegno che ogni famigliare deve investire nell'assistenza del malato, facendo i conti con le proprie forze emotive e fisiche è di primaria importanza, dato che può durare anche per molti anni.
Certamente i medici che hanno diagnosticato la malattia, vi avranno istruito sul comportamento da tenere con questi malati, nell'arco di tutta la giornata, per affrontare le varie difficoltà che si presentano in ogni attività, anche quelle apparentemente banali come lavarsi o vestirsi, che in molti casi diventano molto complessi.
In ogni caso è bene ricordarsi alcuni punti fondamentali:


  • Il malato di Alzheimer perde la memoria "a breve termine" pertanto quando si parla con loro, anche se sembra apparentemente che capiscano ed ascoltino tutto ciò che si dice, trattiene in memoria molto poco del contenuto del discorso, quindi è molto utile formulare frasi corte e concise.
  • Non forzare mai il malato a compiere delle azioni che lui non vuole fare, ma al contrario lasciare fare le cose che è ancora in grado di svolgere.
  • Non stravolgere i ritmi di vita, cercate, nel limite del possibile, di mantenere lo stesso ordine e cadenze per tutte le giornate, questo riduce "la confusione" nel malato.
Malato Alzheimer

Ok, adesso tutti i componenti familiari sono informati, sono stati istruiti alla perfezione ma con il passare dei giorni, mesi si sentono abbandonati ed emozionalmente depressi, oltre ad un senso di sconforto che alcune volte possono sfociare in rabbia, questo per il motivo che viene da chiedersi "perché proprio a lui/lei" a seconda se il malato è il padre/marito o madre/moglie o sorella/fratello.

Ecco perché è importantissimo che la o le persone che accudiscono il malato non si isolino, restando confinati in casa, rischiando di perdere i propri contatti sociali, peggiorando la situazione, rendendo il compito dell'assistenza ancora più difficile e pesante, in questo caso un supporto psicologico diventa veramente indispensabile.

Avere un professionista che ascolta i vari problemi incontrati, poter esprimere la propria rabbia, la propria impotenza e i propri sensi di colpa aiuta a stemperare il dolore e ad alleviare il proprio senso di isolamento e solitudine per il rapporto perduto che si è trasformato solo in una relazione di "badante", scoprire che finché la malattia non lo impedisce si può continuare ad andare al ristorante o in pizzeria, andare al cinema, uscire con gli amici, andare al mare o in montagna, può essere una piacevole rivelazione.
Ovviamente tutto questo non si può realizzare da soli, ma occorre l'aiuto di uno psicologo che gradatamente aiuta tutto il gruppo familiare a realizzarsi e a estrarre tutta l'energia positiva posseduta, che il più delle volte si ignora di avere.